Nel 2020, per una gara di galoppo ad Ozieri, un cavallo anglo arabo di nome Batman è stato trovato positivo alla morfina in prima e seconda analisi.

L'allenatore è stato reinviato a giudizio per il doping del cavallo, con due capi di imputazione: frode in competizione sportiva (il cavallo per altro era arrivato primo alla gara alterata dal doping) e maltrattamento, in quanto il cavallo non sentendo dolore grazie alla morfina veniva indotto a partecipare alla gara a danno di se stesso. Non bisogna infatti dimenticare che se un cavallo ha dolori per cui necessita la morfina, a) questa deve essere prescritta dal veterinario, b) il cavallo va fermato per tutto il tempo necessario per la cura e riabilitazione.

L'allenatore si era difeso dicendo che il cavallo aveva ingerito papaveri nella stagione della corsa presenti nel pascolo, oppure che sarebbe stata colpa di un artiere tossicodipendente che avrebbe contaminato la posta del cavallo (artiere poco qualche tempo deceduto per overdose). Queste ipotesi giustificative non gli erano valse l'assoluzione nel giudizio sportivo, nel quale era stato condannato alla sospensione di 6 mesi dalla qualifica di allenatore e al pagamento di 1.500 euro di sanzione, mentre il cavallo era stato distanziato dall'ordine di arrivo.

Il procedimento giudiziario è iniziato nel 2024 e l' allenatore 54enne è accusato di aver dopato il cavallo.

La pubblica accusa ritiene che non vi siano dubbi sul doping. Questa teoria è corroborata dal consulente chimico di parte, che ha escluso la possibilità che la morfina possa essere stata assunta naturalmente attraverso la dieta alimentare dell’animale.

Di tutt’altro avviso è l’avvocato difensore dell’allenatore, che ha argomentato che la morfina è un alcaloide naturale estratto dalla linfa essiccata del papavero. In Sardegna, le distese di papaveri sono comuni, rendendo plausibile, secondo la difesa, l’ipotesi che la morfina sia finita accidentalmente nel foraggio consumato dal cavallo.